A chiunque sia capitato di partecipare ad un movimento popolare in difesa degli elementi basilari per condurre dignitosamente la propria esistenza e garantire un tale diritto anche ai propri figli, sarà capitato certamente di sentire che il principale artefice di ogni sopraffazione e prepotenza contro il popolo sia lo Stato.
Racconteremo un esempio concreto di questo sentimento, che si espresse in occasione di una manifestazione a Terzigno, nel mese di dicembre 2010. Lì la popolazione lottava – e tuttora lotta – per la chiusura di un’immensa discarica situata a monte di coltivazioni pregiate e falde acquifere che sotterraneamente scendono dal Vesuvio e irrigano tutta la piana che si stende ai piedi del vulcano. Due signore agguerrite, abbottonate nei loro cappotti di lana, portavano uno striscione con l’immagine di un grosso albero di Natale su cui erano appesi diversi sacchetti neri della spazzatura. Sotto, la didascalia laconica: «Ecco i doni che ci fa lo Stato».
Nel sentimento immediato lo Stato rappresenta un ente esterno alla popolazione, articolato in modo incomprensibile, portatore di interessi privati per la cui difesa – ovviamente a danno della popolazione – non esita a dispiegare tutti i suoi potenti mezzi: leggi, istituzioni locali, forze di polizia, manipolazione dell’informazione pubblica. La cittadinanza può difendersi come può: alza barricate e organizza manifestazioni rivendicando l’autogoverno popolare. In ultima analisi è lo Stato il nemico, colui che utilizzando la parvenza formale della democrazia tiene il popolo immerso in uno condizione di sonnolenza in cui lo ricaccia, a suon di bastone, nel caso in cui tenti di alzare la testa. In quest’ottica le istituzioni sono viste come diramazione locale del potere dello Stato, primo anello di corruzione da dover abbattere.
Ma deve essere davvero questo l'obiettivo? In altre parole, è lo Stato il vero nemico?
Queste due semplici domande nascono da una fondamentale esigenza: quando si combatte una battaglia, qualunque essa sia, maggiori sono le informazioni che si hanno sull'avversario, più facile sarà conseguire l'obiettivo finale, e -come scriveva Clausewitz- “la difficoltà di vedere giusto, che costituisce uno dei maggiori attriti in guerra, fa sì che le cose si presentino in modo molto differente da come le si erano immginate”1
Pertanto, è importante, anche da un punto vista pratico, cercare di capire se questo nemico sia davvero lo Stato, in modo da determinare se sia giusto rivendicare e acuire questa distanza che la società civile avverte, o se non sia il caso di mettere in atto strategie che conducano, di contro, a colmarla. Ma un atto di comprensione non può che prendere le mosse da un indagine sulla natura dell'oggetto di dibattito.
L'Italia è ovviamente uno Stato, ma di che tipo?
La nostra organizzazione politica, in vigore ufficialmente dal I gennaio 1948 ci consente di definire la Repubblica Italiana come uno Stato di diritto costituzionale.
Che cosa significa?
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