l timore della paventata 'caduta' nel baratro del dissesto finanziario, ha giustificato e causato la sostituzione del precedente esecutivo con un
Governo definito 'tecnico' e una generale accettazione, quasi rassegnata, da parte dell'opinione pubblica, delle misure che questo prenderà per rispondere alla crisi. Misure che, di nuovo in maniera inquietante, paiono poter essere sintetizzate nello stesso programma che Milton Friedman prescrisse a Pinochet per il Cile e che Naomi Klein spiega così: “privatizzazione, deregulation e tagli alla spesa sociale – la trinità neoliberista.”1
Il fatto stesso che il nostro Paese, all'ultimo G20, sia stato posto sotto monitoraggio da parte del Fondo Monetario Internazionale appare essere un ulteriore segnale della Sua caduta nelle mani della finanza e conferma degli obiettivi che quest'ultima persegue.
Chomsky conferma quest'assunto ed, in base alle sue ricerche, giunge ad affermare che: “l'FMI è un fattore di cui tenere conto; quando un paese fa bancarotta, il Fondo lo rifinanzia; tuttavia il denaro che manda non è destinato ai bisognosi ma agli investitori, alle istituzioni creditrici e alle banche. […] ...più l'investimento è a rischio, più è redditizio: rischio e guadagno vanno di pari passo. Non si fanno molti soldi in borsa se si cerca la sicurezza. In linea di principio se un investimento è incerto, ci si limita a puntare piccole somme, ma il Fondo Monetario ha cambiato le carte in tavola.”2
E ancora egli aggiunge:
“Se nel corso degli anni '80 le economie dell'Europa Orientale erano in una fase di ristagno o di declino, la loro caduta libera iniziò solo dopo che esse nel 1989, finita la guerra fredda, adottarono il regime del Fondo Monetario Internazionale. Nel quarto trimestre del 1990, per esempio, la produzione industriale della Bulgaria (prima costante) ebbe un calo del 17%, l'ungherese del 12%, la polacca più del 23%, la rumena del 30%.”3
L'Italia non è fallita, ma è indubbio che la sua economia stia vivendo una stagine in cui a fasi di stagnazione ne seguono altre di vera recessione; l'idea che qualcuno stia facendo grossi guadagni in questo meccanismo non appare, alla luce di quanto sopra esposto, così infondata; l'entrata in scena del Fondo Monetario, secondo quanto argomentato, pare esserne conferma e motivo di ulteriore timore per il Paese.
La breve disamina condotta fin qui induce a credere che, con tutta probabilità, una vera risposta alla crisi non risieda negli ennesimi correttivi suggeriti e approvati dalla politica in materia di leggi economiche, in quanto, come è stato più volte ripetuto, queste misure non appaiono essere altro che un modo per alimentare un sistema che è configurato esattamente per funzionare in questa direzione, con delle cadute cicliche in grado di garantire enormi profitti a tutte quelle “entità private che concentrano immensi poteri, legate reciprocamente da alleanze strategiche, e che dipendono da Stati potenti per socializzare rischi e costi.”4
1Ivi, p. 92
2N. Chomsky, Due ore di lucidità, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano 2003, p. 68
3N. Chomsky, Anno 501, p. 112
4N. Chomsky, Due ore di lucidità, pp. 65-66