L'Italia rispecchia perfettamente questo quadro: per tacere di altro, basti pensare al progressivo scardinamento del sistema della contrattazione collettiva, culminato nelle note e recenti vicende Fiat, alla precarizzazione del rapporto di lavoro individuale, al sempre crescente tasso di disoccupazione ed inoccupazione, alla pressione fiscale in costante aumento, al perdurante inno al sacrificio, che da ogni dove proviene, in nome del 'nostro salvataggio' dalla crisi.
Le parole di Chomsky trovano ulteriore sviluppo in uno studio molto più recente Shock Economy1 di Naomi Klein, il cui assunto fondamentale è che non solo le crisi sono necessarie per la perpetuazione del sistema, ma sono anche l'unico strumento tramite cui i governi possono indurre le popolazioni ad accettare continue privazioni senza per questo delegittimarsi ai loro occhi.
L'Autrice muove il proprio ragionamento dall'analisi della situazione politico – economica del Cile nel 1971, con l'avvento al potere di Pinochet e l'applicazione da parte di quest'ultimo delle teorie economiche della scuola di Chicago e del suo guru, Milton Friedman.
Se astraiamo dal contesto storico in cui l'Autrice statunitense si muove, potremo notare inquietanti similitudini con la nostra realtà attuale.
Scrive la Klein:
“La teoria della shockterapia economica si fonda in parte sul ruolo delle aspettative nell'alimentare un processo inflazionario. Frenare l'inflazione richiede non solo di mutare la politica monetaria, ma anche di cambiare il comportamento dei consumatori, dei datori di lavoro e dei dipendenti. Un mutamento di politica improvviso e inaspettato altera rapidamente le aspettative, segnalando all'opinione pubblica che le regole del gioco sono profondamente mutate: né i prezzi né i salari continueranno a salire. Secondo questa teoria, più in fretta si abbassano le aspettative riguardo all'inflazione, e più breve sarà il periodo doloroso di recessione e alta disoccupazione. Tuttavia, soprattutto in quei Paesi nei quali la classe politica ha perso credibilità, si suppone che solo uno shock enorme e radicale abbia il potere di “insegnare” all'opinione pubblica queste amare lezioni. Provocare una recessione o una depressione è un'idea brutale, in quanto crea inevitabilmente una povertà di massa, ed è per questo che nessun leader politico sembra disposto a mettere in atto la teoria.*2
Non può sfuggire come quest'analisi ci riporti immediatamente agli ultimi eventi politici del nostro Paese.
Pur tralasciando ogni considerazione sulle capacità del Governo appena destituito, infatti, il mondo finanziario appare come il primo e vero responsabile dell'accelerazione degli ultimi mesi verso la recessione e del conclamato rischio di fallimento dello Stato italiano.
1N. Klein, Shock Economy, BUR Rizzoli, Milano 2007
2Ivi, pp. 97-98 * Il corsivo è mio
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