Nel testo la parola 'crisi' ha essenzialmente caratterizzazione negativa: con essa, infatti, si intende un eccesso di zelo da parte delle popolazioni delle democrazie occidentali nell'interessarsi alla politica e agli affari dei rispettivi Stati. Per limitare questo fenomeno, a parere di Chomsky, sono state pensate e poste in atto tutta una serie di azioni politiche atte a rendere le popolazioni semplici strumenti dei 'poteri forti' del mondo. Le misure economiche, le invasioni militari in Vietnam, America Latina e Medio Oriente, la propaganda in Europa Occidentale, furono, secondo Chomsky, tutti strumenti con un unico fine: garantire la penetrazione economica delle multinazionali, statunitensi e non, e un mondo subordinato alle loro esigenze. In sostanza, Chomsky vede la politica come lo strumento che il mondo finanziario ha avuto in mano negli ultimi quarant'anni per garantire i suoi interessi. Leggiamo, ad esempio, questo passo:
“In questi anni l'economia mondiale non è più tornata ai ritmi di crescita dell'era Bretton Woods, mentre il declino del Sud, accelerato dalle dottrine economiche neo liberiste dettate dai padroni del mondo, è stato particolarmente marcato in Africa e nell'America Latina, dove si è accompagnato al crescente terrore di stato. […] Come abbiamo visto, anche le ricche società industriali stanno assumendo alcuni aspetti del Terzo Mondo con le loro isole di ricchezza e privilegio in un crescente mare di povertà e disperazione. Ciò è particolarmente vero negli Stati Uniti ed in gran Bretagna, dopo le cure di Reagan e della Tatcher. L'Europa continentale però è sulla stessa strada, malgrado vi sia ancora un certo potere contrattuale dei lavoratori e resista una sorta di patto sociale; […] Inoltre il collasso dell'impero sovietico offre nuove possibilità di tracciare una divisione Nord-Sud anche all'interno delle società più ricche. […] Il capitale si muove facilmente, ma le persone non possono, o viene loro impedito di farlo da chi plaude sì alle dottrine di A. Smith, ma solo quando sono a suo vantaggio.[...] Nelle condizioni attuali di organizzazione della società e di concentrazione del potere, è poco verosimile che il libero scambio aumenti il benessere generale, come potrebbe fare in una diversa struttura sociale. Coloro che si dichiarano seguaci di A. Smith si guardano bene dal seguire alla lettera le Sue parole: i principi del liberismo economico potrebbero avere degli effetti positivi se venissero applicati rispettando i diritti umani fondamentali. Quando sono modellati invece dalla “selvaggia ingiustizia degli europei” e dall'obbedienza cieca alla spregevole regola, possono solamente favorire gli architetti di quelle politiche e di pochi altri.”1
Chomsky scrive queste parole nel 1993, eppure esse potrebbero appartenere ad un qualunque editoriale degli ultimi giorni.
L'unico cambiamento che purtroppo ravvisiamo da allora è l'ulteriore perdita del potere contrattuale dei lavoratori e la sensazione che il patto sociale di cui egli parla, oggi, sia stato completamente travolto dai bisogni finanziari.
1N. Chomsy, Anno 501, La conquista continua, Gamberetti editrice, Milano 1993, pp. 83-84, 85-86
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