Fatte le valutazioni del precedente post, occorre porsi un'ulteriore domanda: non è forse che liberalizzare significa semplicemente mettere in vendita il patrimonio dello Stato, quindi nostro, affinchè sia a disposizione del profitto di alcuni privati?
E' certamente vero, che la vendita di alcuni beni/servizi statali consentirebbe di ridurre il famoso debito pubblico che attanaglia il nostro bilancio, ma un bene venduto se da un parte dà denaro fresco alle casse dello Stato, dall'altra resta una risorsa perduta che in seguito non potrà più garantire introiti.
Numerosi studi (cfr, per esempio, Antonio Polichetti, Quo Vadis Italia?, Scuola di Pitagora Editrice, Napoli 2011) rivelano che, in fondo, il debito pubblico potrebbe essere tranquillamente arginato se la gestione del patrimonio statale avvenisse in maniera onesta e accurata. La semplice cessazione di una cattiva, per non dire delinquenziale, gestione della cessione degli appalti pubblici nell'edilizia bloccherebbe un'emorragia di denaro che negli ultimi decenni è stata a dir poco devastante. E cosa dire dello sfruttamento delle cave? Altro settore in cui una corretta legiferazione comporterebbe molto flusso di denaro allo Stato. Quest'ultimo non dovrebbe arrogarsi il compito di gestire nel modo più corretto e proficuo il proprio patrimonio, in modo da trasformarlo in vantaggio per la collettività?
Forse dovrebbe essere questo il compito che il governo tecnico appena insediato dovrebbe porre come prioritario: recuperare una vera e onesta gestione del "pubblico". Non inasprire la tassazione, svendere lo Stato e lasciare che "vizi" ormai instaurati da anni proseguano indisturbati. Lotta all'evasione si, ma molto più importante dovrebbe essere la lotta al malaffare, a chi deruba lo Stato con tangenti e appalti.
Perchè quindi, la priorità alle liberalizzazioni?
Nella prossima puntata, intanto, continuate a rispondere al sondaggio!!
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